La pseudoartrosi cervicale rappresenta una delle complicanze più rilevanti dopo un intervento di chirurgia della colonna vertebrale. Si verifica quando il processo di fusione tra le vertebre non si completa correttamente, lasciando il segmento vertebrale parzialmente mobile e causando spesso dolore persistente e limitazione funzionale.
Nel blog abbiamo già approfondito cos’è la pseudoartrosi cervicale e perché si verifica, dove abbiamo spiegato i meccanismi biologici e biomeccanici alla base della mancata fusione vertebrale.
In questo articolo presentiamo invece un caso clinico reale trattato dal Dott. Aldo Sinigaglia, che mostra come viene affrontata chirurgicamente una pseudoartrosi cervicale complessa dopo un precedente intervento con protesi discali.
L’obiettivo è offrire una panoramica chiara e approfondita del percorso diagnostico e terapeutico, illustrando le scelte chirurgiche e i risultati ottenuti.
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Il caso clinico
La paziente, 53 anni, si è presentata alla valutazione specialistica con dolore cervicale cronico persistente e limitazione funzionale del collo, comparsi progressivamente dopo un precedente intervento chirurgico alla colonna cervicale.
Circa due anni prima, la paziente era stata sottoposta a un intervento di chirurgia cervicale con impianto di protesi discali nei livelli C5–C6 e C6–C7.
Nonostante un iniziale miglioramento, nel tempo sono comparsi nuovamente:
- dolore cervicale persistente
- rigidità del collo
- difficoltà nei movimenti della colonna cervicale
- riduzione della qualità di vita nelle attività quotidiane
Gli esami radiologici di controllo hanno evidenziato una mancata fusione vertebrale ai livelli operati, configurando una pseudoartrosi cervicale bilaterale C5–C6 e C6–C7.
La condizione è stata inquadrata secondo la classificazione di Riew, utilizzata per valutare la pseudoartrosi dopo interventi cervicali.
Per comprendere meglio i segnali che possono indicare una mancata fusione dopo intervento cervicale, abbiamo approfondito questo tema nell’articolo Mancata fusione dopo protesi discale cervicale: riconoscere i segnali.
La diagnosi di pseudoartrosi cervicale

La diagnosi di pseudoartrosi cervicale è stata confermata tramite una valutazione clinica e radiologica completa.
Gli esami hanno evidenziato:
- assenza di fusione ossea tra le vertebre operate
- instabilità del segmento cervicale
- mobilità anomala tra le vertebre C5–C6 e C6–C7
Questa condizione può determinare un persistente dolore cervicale e compromettere la stabilità della colonna.
Quando la pseudoartrosi provoca sintomi rilevanti e limita la vita quotidiana del paziente, può rendersi necessario un intervento di revisione chirurgica.
Come funziona l’intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale
La revisione chirurgica della pseudoartrosi cervicale è un intervento complesso che ha l’obiettivo di ristabilire la stabilità del segmento vertebrale e favorire una fusione ossea definitiva tra le vertebre coinvolte.
Quando una fusione non si consolida correttamente dopo un primo intervento, tra le vertebre può persistere un movimento anomalo. Questo micromovimento è spesso responsabile del dolore persistente e della limitazione funzionale riferita dal paziente.
L’intervento di revisione si articola generalmente in diverse fasi chirurgiche fondamentali.
La procedura viene eseguita tramite approccio anteriore alla colonna cervicale, che consente di accedere direttamente ai livelli vertebrali interessati. Dopo aver raggiunto il sito della pseudoartrosi, il primo passaggio consiste nella rimozione dei dispositivi precedentemente impiantati, in questo caso le protesi discali posizionate durante il primo intervento.
Successivamente il chirurgo procede con una preparazione accurata delle superfici vertebrali, rimuovendo il tessuto fibroso che si è formato nel sito della mancata fusione. Questo passaggio è essenziale per ripristinare superfici ossee vitali e favorire la formazione di nuovo osso.
Una volta preparato il sito chirurgico, viene posizionato un innesto osseo strutturale tra le vertebre, che fungerà da supporto biologico e meccanico per la nuova fusione.
Infine, il segmento vertebrale viene stabilizzato mediante placca cervicale anteriore e viti, che mantengono le vertebre nella posizione corretta durante il processo di consolidamento osseo.
Questo insieme di passaggi consente di eliminare il movimento patologico tra le vertebre e creare le condizioni ideali per una fusione stabile.
Abbiamo spiegato in dettaglio questo tipo di intervento nell’articolo Revisione chirurgica della pseudoartrosi cervicale: come funziona l’intervento.
Pianificazione dell’intervento di revisione

Ogni intervento di revisione della colonna vertebrale richiede una pianificazione chirurgica estremamente accurata.
Nel caso specifico, l’obiettivo principale era:
- rimuovere le protesi discali precedentemente impiantate
- ristabilire la stabilità del segmento cervicale
- favorire una fusione vertebrale definitiva
La strategia chirurgica scelta ha previsto:
- revisione chirurgica tramite approccio anteriore alla colonna cervicale
- rimozione delle protesi discali precedentemente impiantate
- mobilizzazione dei segmenti vertebrali
- posizionamento di innesto osseo autologo tricorticale
- stabilizzazione mediante placca cervicale anteriore
La revisione chirurgica
L’intervento è stato eseguito attraverso accesso anteriore alla colonna cervicale, una tecnica standard nella chirurgia spinale che consente di raggiungere direttamente i dischi intervertebrali e le vertebre coinvolte.
Durante la procedura chirurgica sono stati eseguiti diversi passaggi fondamentali.
Rimozione delle protesi discali

Il primo step dell’intervento ha previsto la rimozione delle protesi discali precedentemente impiantate nei livelli C5–C6 e C6–C7.
Le superfici vertebrali sono state quindi preparate accuratamente, eliminando il tessuto fibroso sviluppatosi nel sito della pseudoartrosi.
Questo passaggio è fondamentale per creare le condizioni biologiche necessarie alla nuova fusione ossea.
Release posteriore dei segmenti vertebrali

Per ottenere una mobilizzazione adeguata dei segmenti interessati, è stata eseguita una release posteriore, che ha permesso di liberare le strutture anatomiche e ripristinare la corretta mobilità vertebrale prima della stabilizzazione.
Questa fase è particolarmente importante negli interventi di revisione, dove la presenza di tessuti cicatriziali può limitare la mobilità dei segmenti vertebrali.
Innesto osseo autologo dalla cresta iliaca

Uno degli aspetti più importanti nella chirurgia di revisione della pseudoartrosi cervicale è la scelta del materiale utilizzato per ottenere una nuova fusione vertebrale.
Nel caso presentato è stato utilizzato un innesto osseo autologo tricorticale prelevato dalla cresta iliaca, cioè un frammento di osso prelevato direttamente dal bacino della paziente.
L’osso autologo è ancora oggi considerato il gold standard nella chirurgia spinale, soprattutto nei casi di revisione chirurgica o nelle pseudoartrosi complesse. Questo perché possiede caratteristiche biologiche uniche che nessun sostituto osseo artificiale riesce a replicare completamente.
L’innesto autologo offre infatti tre proprietà fondamentali per la fusione vertebrale:
Proprietà osteogeniche
L’osso prelevato dal paziente contiene cellule ossee vitali, in particolare osteoblasti e cellule progenitrici, che partecipano attivamente al processo di formazione di nuovo tessuto osseo.
Questo significa che l’innesto non è semplicemente un supporto strutturale, ma un tessuto biologicamente attivo in grado di contribuire direttamente alla fusione vertebrale.
Proprietà osteoinduttive
L’osso autologo contiene naturalmente fattori di crescita che stimolano la rigenerazione ossea e favoriscono il reclutamento di nuove cellule coinvolte nel processo di osteogenesi.
Questi fattori biologici aiutano ad attivare il processo di consolidamento tra le vertebre, rendendo la fusione più efficace.
Proprietà osteoconduttive
La struttura tridimensionale dell’innesto osseo fornisce una impalcatura naturale che guida la crescita del nuovo osso tra le vertebre.
In pratica, l’innesto funge da ponte biologico attraverso il quale il tessuto osseo può svilupparsi progressivamente fino a creare una fusione stabile.
Per questi motivi, soprattutto nei casi di pseudoartrosi o chirurgia di revisione, l’innesto osseo autologo rappresenta spesso la soluzione più affidabile.
Abbiamo approfondito questo tema nell’articolo: Osso autologo dalla cresta iliaca: perché è ancora il gold standard in chirurgia spinale.
Stabilizzazione con placca cervicale anteriore

Dopo il posizionamento dell’innesto osseo, il segmento vertebrale è stato stabilizzato mediante placca cervicale anteriore fissata con viti alle vertebre adiacenti.
La placca ha il compito di:
- mantenere il corretto allineamento vertebrale
- ridurre i micromovimenti tra le vertebre
- favorire la formazione del ponte osseo
Questo sistema di stabilizzazione consente di creare le condizioni ideali per la fusione vertebrale nei mesi successivi all’intervento.
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Decorso post-operatorio e programma di recupero

Il recupero dopo un intervento di revisione della colonna cervicale è una fase fondamentale per il successo della fusione vertebrale.
Nelle prime ore dopo l’intervento la paziente rimane sotto osservazione per monitorare i parametri vitali e il recupero neurologico. Nei giorni successivi viene progressivamente mobilizzata, con una degenza ospedaliera che generalmente dura tra i due e i quattro giorni, a seconda delle condizioni cliniche.
Durante la fase iniziale del recupero è previsto l’utilizzo di un collare cervicale, che ha lo scopo di ridurre i movimenti del collo e proteggere il segmento operato mentre inizia il processo di fusione ossea.
Il percorso post-operatorio si sviluppa generalmente in diverse fasi.
Prime settimane dopo l’intervento
Nelle prime settimane l’obiettivo principale è proteggere il sito chirurgico e favorire l’inizio della fusione ossea.
In questa fase è importante:
- limitare i movimenti bruschi del collo
- evitare sollevamento di pesi
- mantenere una postura corretta durante le attività quotidiane
- seguire attentamente le indicazioni dello specialista
I controlli clinici e radiografici permettono di monitorare la stabilità della placca e l’evoluzione del processo di fusione.
Fase di recupero funzionale
Dopo le prime settimane, quando la stabilità del segmento operato è confermata, può iniziare un programma di fisioterapia mirata.
La riabilitazione ha diversi obiettivi:
- recuperare progressivamente la mobilità cervicale
- migliorare il tono muscolare del collo e delle spalle
- correggere eventuali alterazioni posturali
- ridurre la rigidità muscolare
Il percorso fisioterapico viene sempre adattato alle condizioni del singolo paziente.
Consolidamento della fusione vertebrale
La fusione completa tra le vertebre richiede tempo. Nella maggior parte dei casi il processo biologico di consolidamento osseo si sviluppa nell’arco di 6–12 mesi.
Durante questo periodo vengono programmati controlli radiografici periodici per verificare la progressiva formazione del ponte osseo tra le vertebre.
Con il consolidamento della fusione vertebrale, il paziente può tornare progressivamente alle normali attività quotidiane con una significativa riduzione dei sintomi.
Per approfondire il percorso di recupero dopo questo tipo di intervento leggi l’articolo Vita dopo la revisione spinale: recupero, fisioterapia e aspettative realistiche.
Risultato clinico

Il risultato dell’intervento è stato positivo, con:
- riduzione significativa del dolore cervicale
- miglioramento della funzionalità del collo
- stabilizzazione del segmento vertebrale
Gli esami radiologici di controllo hanno mostrato una corretta stabilizzazione della colonna cervicale e l’inizio del processo di fusione ossea.
Ogni caso di pseudoartrosi rappresenta una sfida chirurgica che richiede pianificazione accurata, conoscenza della letteratura scientifica e grande attenzione ai dettagli. Tuttavia, quando il percorso terapeutico è correttamente impostato, i risultati clinici possono essere molto soddisfacenti.
Conclusioni
La pseudoartrosi cervicale è una condizione che può comparire dopo interventi alla colonna vertebrale e che, in alcuni casi, richiede una revisione chirurgica complessa per ristabilire la stabilità del segmento vertebrale.
Il caso presentato dimostra come, attraverso una strategia chirurgica mirata — rimozione delle protesi, innesto osseo autologo e stabilizzazione con placca anteriore — sia possibile ottenere una fusione stabile e migliorare la qualità di vita del paziente.
Per ulteriori informazioni o per una valutazione specialistica della colonna vertebrale, è possibile contattare il Dott. Aldo Sinigaglia, specialista in chirurgia della colonna vertebrale.
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FAQ – Pseudoartrosi cervicale e revisione chirurgica

Cos’è la pseudoartrosi cervicale dopo un intervento alla colonna?
La pseudoartrosi cervicale è una condizione in cui, dopo un intervento di artrodesi o di chirurgia cervicale, le vertebre non si fondono correttamente tra loro. Invece di formarsi un ponte osseo stabile, tra le vertebre rimane un certo grado di movimento. Questo può causare dolore persistente al collo, rigidità e limitazione funzionale, e in alcuni casi può rendere necessario un intervento di revisione chirurgica.
Quali sono i sintomi della pseudoartrosi cervicale?
I sintomi più comuni della pseudoartrosi cervicale includono:
- dolore cervicale persistente o ricomparso dopo l’intervento
- rigidità del collo
- dolore che si irradia verso spalle o braccia
- formicolio o debolezza agli arti superiori
- limitazione nei movimenti del collo
Questi sintomi possono comparire mesi o anni dopo il primo intervento e devono essere valutati da uno specialista della colonna vertebrale.
Quando è necessario un intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale?
Un intervento di revisione chirurgica viene preso in considerazione quando:
- la pseudoartrosi provoca dolore persistente o invalidante
- è presente instabilità vertebrale
- compaiono sintomi neurologici
- gli esami radiologici mostrano chiaramente mancata fusione vertebrale
L’obiettivo della chirurgia di revisione è ristabilire la stabilità della colonna e favorire una fusione ossea definitiva.
Come funziona l’intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale?
L’intervento di revisione consiste generalmente in:
- rimozione delle protesi o dei dispositivi impiantati nel precedente intervento
- preparazione delle superfici vertebrali
- inserimento di un innesto osseo strutturale tra le vertebre
- stabilizzazione con placca cervicale e viti
Questa procedura consente di eliminare il movimento patologico tra le vertebre e favorire la formazione di una fusione ossea stabile.
Perché si utilizza l’osso autologo dalla cresta iliaca?
L’osso autologo prelevato dalla cresta iliaca è considerato il gold standard nella chirurgia spinale perché possiede tre caratteristiche fondamentali:
- contiene cellule ossee vitali che favoriscono la rigenerazione
- include fattori di crescita che stimolano la formazione di nuovo osso
- offre una struttura naturale che facilita la fusione tra le vertebre
Per questo motivo viene spesso utilizzato negli interventi di revisione della pseudoartrosi cervicale.
Quanto tempo serve per recuperare dopo una revisione cervicale?
Il recupero dopo una revisione chirurgica della colonna cervicale avviene gradualmente.
In genere:
- la degenza ospedaliera dura 2–4 giorni
- il collare cervicale viene utilizzato per alcune settimane
- la fisioterapia inizia progressivamente dopo le prime settimane
- la fusione ossea completa richiede 6–12 mesi
Il percorso di recupero può variare in base al paziente e alla complessità dell’intervento.