Dopo aver visto nell’articolo precedente cos’è ALIF, l’approccio anteriore alla colonna vertebrale lombare, e perché rappresenta una soluzione efficace per le patologie del tratto lombare, in questo articolo raccontiamo due casi clinici reali, entrambi relativi al segmento L5-S1, che aiutano a capire concretamente come questa tecnica viene applicata e quali risultati è in grado di offrire.
Contatta il Dott. Sinigaglia per ulteriori informazioni.
Il primo caso: perdita di lordosi e disallineamento vertebrale
Il primo caso riguarda un paziente con una condizione ormai avanzata a livello del segmento L5-S1, caratterizzata da una significativa riduzione dello spazio discale.
La situazione prima dell’intervento
Osservando le immagini radiografiche preoperatorie, il quadro clinico mostrava un disco molto basso, con una lordosi quasi assente, appena due o tre gradi, quando normalmente questo tratto della colonna dovrebbe presentare una curvatura ben più marcata. A questo si aggiungeva un lieve disallineamento tra le vertebre, con una retrolistesi di L5, cioè uno scivolamento posteriore della vertebra rispetto a quella sottostante.
La pianificazione dell’intervento
Prima di procedere chirurgicamente, è stato eseguito un repere radiografico, un controllo per immagini utile a localizzare con precisione il punto di incisione, in modo che risultasse esattamente sopra il promontorio, il punto di repere anatomico che guida l’accesso chirurgico verso il segmento L5-S1.
Il confronto tra prima e dopo

Una volta effettuato l’accesso, un nuovo controllo radiografico intraoperatorio ha permesso di apprezzare da subito una differenza importante rispetto alla situazione di partenza. Nella fase preoperatoria i forami, cioè gli spazi da cui escono le radici nervose, apparivano molto chiusi proprio a causa della ridotta altezza discale e dell’assenza di lordosi. Già con il primo posizionamento di prova si è osservato un netto miglioramento, con una lordosi decisamente maggiore e un’apertura più ampia dei forami. Il risultato è stato poi confermato con il posizionamento della protesi definitiva, che ha permesso di ottenere un’ottima lordosi e una buona apertura foraminale, stabilizzata infine con due viti, una superiore e una inferiore.
Il secondo caso: una paziente giovane con discopatia marcata

Il secondo caso descritto riguarda una paziente giovane, con un quadro clinico caratterizzato da una discopatia marcata e instabilità vertebrale, sempre a livello L5-S1.
Un quadro di instabilità significativa
Le immagini preoperatorie di questo secondo caso mostravano un’antelistesi, cioè uno scivolamento anteriore della vertebra, segno di un’instabilità importante del segmento, associata a un restringimento marcato dei forami e a una perdita significativa di lordosi. La paziente presentava inoltre una sintomatologia sciatalgica, cioè un dolore che si irradiava lungo il decorso del nervo sciatico, tipico segnale di sofferenza delle radici nervose compresse a causa della ridotta apertura foraminale.
Il risultato dell’intervento
Il confronto tra le immagini intraoperatorie e quelle postoperatorie ha mostrato un recupero molto significativo della lordosi lombare, con un’apertura dei forami definita esemplare. Il miglioramento dello spazio foraminale ha un impatto diretto sulla sintomatologia sciatalgica lamentata dalla paziente, perché riduce la compressione sulle radici nervose che l’aveva generata.
Cosa insegnano questi due casi

Entrambi i casi, pur riguardando pazienti diversi per età e presentazione clinica, condividono un elemento comune: la presenza di un segmento L5-S1 con perdita di lordosi e instabilità, due condizioni che l’approccio anteriore è particolarmente indicato a correggere.
L’importanza del confronto radiografico
In entrambi i casi, il confronto tra le immagini preoperatorie e quelle successive all’intervento rappresenta lo strumento più chiaro per valutare l’efficacia della procedura. La possibilità di recuperare una lordosi adeguata e di ampliare lo spazio foraminale non è solo un dato radiografico, ma si traduce concretamente nella riduzione della sintomatologia dolorosa, lombare o sciatalgica, lamentata dai pazienti prima dell’intervento.
Un intervento adatto a quadri clinici diversi
Il primo caso, con un disallineamento vertebrale più contenuto, e il secondo, con un’instabilità più marcata in una paziente giovane, mostrano come l’ALIF sia una tecnica applicabile a presentazioni cliniche diverse tra loro, purché accomunate da una condizione a carico del disco intervertebrale e della lordosi lombare che beneficia di un accesso diretto e di una correzione strutturale importante.
Nei prossimi articoli di questo approfondimento vedremo nel dettaglio come si svolge l’intervento ALIF in sala operatoria, quali sono le indicazioni cliniche precise che portano a scegliere l’ALIF e perché operare la colonna vertebrale da davanti. Dato il caso della paziente giovane appena raccontato, dedicheremo un articolo specifico a questa fascia di pazienti giovani, sempre più frequentemente interessata da discopatie e instabilità vertebrale.