Non sempre il dolore al collo scompare dopo un intervento di artrodesi cervicale. Nella maggior parte dei casi il decorso è positivo, ma quando il dolore persiste o ricompare nel tempo, è importante non sottovalutarlo.
Una delle possibili cause è la pseudoartrosi cervicale, ovvero la mancata fusione tra le vertebre operate. Si tratta di una complicanza tutt’altro che rara, con un’incidenza che può arrivare fino al 10–20% dei casi, soprattutto negli interventi su più livelli.
Riconoscere precocemente i segnali è fondamentale per intervenire in modo mirato ed evitare che il problema si cronicizzi.
Puoi contattare il Dott. Sinigaglia per ricevere maggiori informazioni.
Quando sospettare una pseudoartrosi cervicale
Il dolore dopo un intervento alla colonna non è sempre indice di complicanza. Tuttavia, esistono alcuni segnali che devono far pensare a una possibile mancata fusione.
Il primo campanello d’allarme è un dolore persistente al collo, che non migliora nel tempo o che ritorna dopo una fase iniziale di benessere. Spesso questo dolore può irradiarsi verso le spalle o le braccia e tende a peggiorare con i movimenti o dopo aver mantenuto a lungo la stessa posizione.
Un altro segnale tipico è la sensazione di instabilità cervicale. Alcuni pazienti descrivono una sorta di “scricchiolio” o una percezione di debolezza durante i movimenti del capo, come se il collo non fosse completamente stabile.
In alcuni casi possono comparire anche sintomi neurologici, come formicolio, intorpidimento o perdita di forza agli arti superiori. Questi disturbi sono legati a una possibile compressione delle strutture nervose.
Infine, un elemento fondamentale è il fallimento del recupero nel lungo periodo. Se dopo 12–18 mesi dall’intervento gli esami radiologici non mostrano una fusione ossea solida, è necessario approfondire.
Un caso reale: quando il dolore non passa

Un esempio concreto è rappresentato da una paziente di 53 anni, già trattata chirurgicamente a livello cervicale con impianto di protesi discali nei segmenti C5–C6 e C6–C7.
A distanza di oltre due anni dall’intervento, la paziente lamentava:
- dolore cervicale cronico
- limitazione nei movimenti
- difficoltà nelle attività quotidiane
Gli esami radiologici, in particolare le radiografie dinamiche e la TAC, hanno evidenziato una mancata fusione vertebrale, confermando la diagnosi di pseudoartrosi.
Questo tipo di quadro è più frequente di quanto si pensi, soprattutto nei casi complessi o dopo interventi su più livelli.
Per approfondire il meccanismo alla base di questa condizione puoi leggere anche:
Pseudoartrosi cervicale dopo artrodesi: cos’è e perché si verifica
Cosa fare se sospetti una pseudoartrosi
Quando si sospetta una pseudoartrosi cervicale, il primo passo è non ignorare i sintomi.
Una valutazione specialistica è fondamentale per impostare il percorso corretto. Gli esami più utili includono:
- radiografie dinamiche (flessione-estensione)
- TAC per valutare la fusione ossea
- risonanza magnetica per le strutture nervose
In una fase iniziale, soprattutto se i sintomi sono contenuti, può essere indicato un approccio conservativo. Questo può includere terapia farmacologica, fisioterapia mirata e, in alcuni casi, l’utilizzo di tutori.
Tuttavia, quando il dolore persiste e la pseudoartrosi è confermata, può essere necessario valutare un intervento di revisione chirurgica.
Questo tipo di intervento prevede generalmente:
- rimozione dei dispositivi precedenti
- preparazione del sito di fusione
- utilizzo di innesto osseo autologo dalla cresta iliaca
- stabilizzazione con placca cervicale
Si tratta di una procedura complessa, ma con percentuali di successo elevate se eseguita correttamente.
La buona notizia: si può risolvere

Nonostante la complessità della pseudoartrosi cervicale, è importante sottolineare un aspetto fondamentale: nella maggior parte dei casi è possibile risolvere il problema in modo efficace.
Nel caso descritto, la paziente è stata sottoposta a un intervento di revisione chirurgica mirata, progettato per affrontare in modo diretto le cause della mancata fusione.
La procedura ha previsto la rimozione dei dispositivi precedentemente impiantati e la preparazione accurata delle superfici vertebrali, seguita dal posizionamento di un innesto osseo autologo prelevato dalla cresta iliaca. Questa scelta non è casuale: come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato, l’osso autologo rappresenta il gold standard proprio per la sua capacità di stimolare una nuova fusione anche nei contesti più difficili.
La stabilizzazione è stata poi completata mediante placca cervicale anteriore, con l’obiettivo di eliminare i micromovimenti e creare un ambiente meccanico favorevole alla guarigione.
Il decorso post-operatorio è stato regolare e progressivamente positivo. Già nei primi mesi, la paziente ha riferito una riduzione significativa del dolore cervicale, accompagnata da un miglioramento della mobilità e della qualità della vita.
Dal punto di vista radiologico, i controlli hanno evidenziato un elemento chiave:
la comparsa dei primi segni di formazione del ponte osseo tra le vertebre, indicativo di una fusione in atto.
Nel tempo, questo processo biologico ha portato a una stabilizzazione progressiva del segmento cervicale, confermando il buon esito dell’intervento.
Questo tipo di evoluzione è ciò che si ricerca nella chirurgia di revisione: non solo la riduzione dei sintomi, ma anche una conferma oggettiva attraverso gli esami radiologici.
Il messaggio più importante per il paziente è chiaro:
anche dopo un primo intervento non riuscito, esiste la possibilità concreta di ottenere un risultato stabile e duraturo, a condizione che il problema venga inquadrato correttamente e trattato con un approccio specialistico.
Conclusione
Il dolore cronico al collo dopo artrodesi non deve essere considerato normale, soprattutto se persiste nel tempo.
Riconoscere i segnali di una possibile pseudoartrosi permette di intervenire precocemente e aumentare le probabilità di successo del trattamento.
Se hai dolore persistente dopo un intervento cervicale, è importante effettuare una valutazione specialistica.
Per ulteriori informazioni o per una visita, è possibile contattare il Dott. Aldo Sinigaglia, specialista in chirurgia della colonna vertebrale.
Contatta il Dott. Sinigaglia per ricevere maggiori informazioni.