La lisi istmica è una frattura a livello dell’istmo vertebrale, la porzione di osso che unisce la parte anteriore e quella posteriore della vertebra, e rappresenta una delle cause più comuni di mal di schiena persistente nei ragazzi giovani e sportivi. Quando si ha una diagnosi di lisi istmica e risulta sintomatica, il trattamento più efficace è quello chirurgico, un intervento che punta a ricostruire la continuità ossea andata persa e a restituire stabilità alla vertebra.
In questo articolo vediamo come si svolge concretamente l’intervento in sala operatoria, dal posizionamento delle viti peduncolari all’innesto osseo, fino ai tempi di recupero e ai risultati che questo tipo di chirurgia è in grado di offrire, anche a distanza di anni.
Perché la lisi istmica richiede un trattamento chirurgico
La lisi istmica è una vera e propria frattura a livello dell’istmo vertebrale. Come qualsiasi frattura ossea che non guarisce spontaneamente, anche questa lesione, quando sintomatica e persistente, necessita di un trattamento chirurgico per essere riparata e ricostruita nella sua continuità.
L’obiettivo dell’intervento
L’obiettivo dell’intervento non è semplicemente eliminare il dolore, ma ripristinare la stabilità meccanica della vertebra, riportando l’arco posteriore a essere solidamente ancorato alla parte anteriore del corpo vertebrale. Solo in questo modo si interrompe quel meccanismo di sovraccarico sul disco intervertebrale che, se lasciato progredire, può portare a un deterioramento precoce del disco stesso o a uno scivolamento vertebrale.
Come si svolge l’intervento in sala operatoria

L’intervento per la riparazione della lisi istmica segue una sequenza di passaggi precisi, pensati per ricostruire in modo solido e duraturo la continuità dell’istmo vertebrale.
La preparazione delle superfici ossee
Il primo passaggio in sala operatoria consiste nel raggiungere chirurgicamente l’osso a livello della lisi e preparare le superfici interessate. Con il tempo, a livello della frattura si forma un tessuto fibroso di riparazione, chiamato corpo di Gill, che deve essere rimosso completamente. Solo dopo questa pulizia è possibile preparare correttamente le superfici ossee in modo che possano poi fondersi tra loro.
Il posizionamento delle viti peduncolari
Una volta preparate le superfici, si posizionano due viti peduncolari, una per lato della vertebra interessata. Le viti utilizzate sono rivestite in idrossiapatite, un materiale che favorisce l’integrazione con l’osso circostante e contribuisce a ridurre il rischio di infezione. Le dimensioni delle viti, in genere intorno ai 6,5 mm di diametro e 40 mm di lunghezza, vengono scelte in base all’anatomia specifica del paziente, valutata anche attraverso gli esami eseguiti in fase diagnostica.
La barra e l’innesto osseo
Dopo aver posizionato le viti, si procede con una barra, precurvata in modo da rispecchiare fedelmente l’anatomia della colonna del singolo paziente. Contestualmente, viene prelevato un piccolo innesto di osso dalla cresta iliaca, la struttura ossea situata lateralmente al bacino. Questo innesto viene poi posizionato esattamente a livello della lisi istmica, nello spazio dove la continuità ossea era stata interrotta.
La compressione e la stabilizzazione finale
L’ultimo passaggio chirurgico consiste nel fissare la barra alle due viti peduncolari e nel mettere il sistema in compressione. Questa compressione avvicina e stabilizza le due superfici ossee preparate in precedenza, creando le condizioni ideali perché l’innesto osseo possa integrarsi e fondersi con il resto della vertebra nei mesi successivi. In alcuni casi, oltre all’innesto prelevato dal paziente, viene aggiunto anche un sostituto osseo, utile per mantenere in sede l’innesto stesso e favorire ulteriormente il processo di fusione.
Cosa succede dopo l’intervento

Una volta completato l’intervento, inizia il percorso di guarigione biologica, cioè il processo attraverso il quale l’innesto osseo si fonde progressivamente con la vertebra.
I controlli postoperatori
Nei primi controlli dopo l’intervento, eseguiti generalmente con radiografie in proiezione laterale e antero posteriore, è possibile visualizzare chiaramente le viti peduncolari, la barra di stabilizzazione e l’innesto osseo correttamente posizionato a livello della lisi. In questa fase iniziale, l’interruzione a livello dell’istmo è ancora visibile, perché il processo di fusione richiede tempo per completarsi.
La fusione a distanza di tempo
Il vero risultato dell’intervento si apprezza nei controlli eseguiti a distanza di mesi e, ancora meglio, a distanza di anni. Una TAC di controllo eseguita a distanza mostra tipicamente la completa fusione dell’innesto osseo, con una guarigione a tutti gli effetti della lisi istmica. A questo punto la vertebra torna a essere una struttura stabile, priva della frattura originaria, in grado di sopportare i normali carichi della colonna senza generare dolore.
E le viti, si tolgono?
Una domanda frequente riguarda il destino delle viti e della barra una volta avvenuta la fusione ossea. In teoria, una volta completata la guarigione, i mezzi di sintesi potrebbero anche essere rimossi. Nella pratica, però, si preferisce generalmente lasciarli in sede, per evitare di sottoporre il paziente a un ulteriore intervento chirurgico che rappresenterebbe un rischio aggiuntivo non giustificato, dato che le viti, una volta posizionate correttamente, non creano problemi nel tempo.
I risultati a lungo termine

Uno degli aspetti più incoraggianti di questo tipo di chirurgia riguarda proprio i risultati che è in grado di offrire, sia nel breve sia nel lungo periodo.
Un intervento sicuro e con ottimi esiti
Quando la lisi istmica viene diagnosticata correttamente e trattata con questo approccio chirurgico, i risultati sono generalmente molto positivi. La vertebra torna stabile, il dolore lombare che caratterizzava la fase precedente all’intervento si risolve, e il paziente può tornare gradualmente a una vita normale, comprese le attività lavorative e sportive più impegnative.
Il recupero dell’attività sportiva
Per i pazienti giovani, spesso sportivi, uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio la possibilità di tornare a praticare sport a pieno regime dopo un adeguato periodo di recupero. Questo è possibile proprio perché l’intervento non si limita a controllare il sintomo, ma ricostruisce in modo solido la struttura anatomica della vertebra, eliminando alla radice la causa dell’instabilità. Approfondisci “Mal di schiena nei giovani: quando potrebbe essere una lisi istmica?“.
In conclusione
La lisi istmica, seppur insidiosa per la frequenza con cui colpisce i giovani sportivi e per la facilità con cui può essere scambiata per un semplice affaticamento muscolare, è oggi una condizione che si può diagnosticare con precisione e trattare con un intervento chirurgico sicuro e consolidato. Riconoscerla per tempo, attraverso il percorso diagnostico descritto nell’articolo precedente, e affidarsi a un trattamento chirurgico mirato, permette di ottenere una guarigione completa, restituendo al paziente una colonna vertebrale stabile e priva di dolore, con la concreta possibilità di tornare a pieno regime anche nelle attività sportive più impegnative.