La pseudoartrosi cervicale è una condizione in cui, dopo un intervento di artrodesi della colonna vertebrale, la fusione tra le vertebre non avviene come previsto. In questi casi il segmento operato rimane parzialmente mobile e può provocare dolore persistente, instabilità e sintomi neurologici.
Quando la mancata fusione ossea causa disturbi significativi o limita la qualità di vita del paziente, può essere necessario ricorrere a una revisione chirurgica della pseudoartrosi cervicale.
Si tratta di un secondo intervento alla colonna cervicale il cui obiettivo è ripristinare la stabilità vertebrale e favorire una fusione ossea definitiva. La chirurgia di revisione è una procedura complessa che richiede un’attenta pianificazione e una grande esperienza nella chirurgia spinale.
Comprendere come funziona questo intervento può aiutare i pazienti ad affrontare con maggiore consapevolezza il percorso terapeutico.
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Caso clinico di pseudoartrosi cervicale a livello C5–C6 e C6–C7
Un esempio concreto di questa condizione riguarda il caso di una paziente di 53 anni affetta da pseudoartrosi cervicale a livello C5–C6 e C6–C7, inquadrata secondo la classificazione di Riew. La paziente si è presentata dopo un precedente intervento alla colonna cervicale nel quale erano state impiantate protesi discali cervicali.
Il trattamento ha richiesto una revisione chirurgica complessa che ha previsto la rimozione delle protesi precedentemente posizionate, una release posteriore per ottenere un’adeguata mobilizzazione dei segmenti interessati e il successivo posizionamento di innesto osseo autologo prelevato dalla cresta iliaca.
La stabilizzazione è stata infine ottenuta mediante placca cervicale anteriore, con l’obiettivo di favorire una fusione solida tra le vertebre e ridurre la sintomatologia dolorosa della paziente.
Quando è necessario un intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale

Non tutte le pseudoartrosi cervicali richiedono automaticamente un secondo intervento chirurgico. In alcuni casi, soprattutto se i sintomi sono lievi, può essere possibile gestire la situazione con un approccio conservativo e con controlli periodici.
La revisione chirurgica viene generalmente presa in considerazione quando sono presenti:
- dolore cervicale persistente o ingravescente
- instabilità del segmento vertebrale operato
- ricomparsa dei sintomi neurologici come formicolio o debolezza agli arti superiori
- evidenza radiologica di mancata fusione vertebrale
In genere la diagnosi di pseudoartrosi viene confermata tramite esami radiologici eseguiti a distanza di 6–12 mesi dall’intervento iniziale, quando il processo di fusione ossea avrebbe dovuto completarsi.
Quando i sintomi interferiscono con la vita quotidiana del paziente, la chirurgia di revisione può rappresentare la soluzione più efficace per ristabilire la stabilità della colonna cervicale.
Gli obiettivi della chirurgia di revisione
L’intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale ha diversi obiettivi fondamentali.
Il primo è eliminare il movimento anomalo tra le vertebre che non si sono fuse correttamente. Questo movimento patologico è spesso la principale causa del dolore persistente.
Un secondo obiettivo è creare le condizioni biologiche e meccaniche ideali per ottenere una fusione ossea stabile. Per farlo è necessario preparare adeguatamente le superfici ossee e utilizzare tecniche di stabilizzazione efficaci.
Infine, la chirurgia di revisione mira a:
- ridurre o eliminare il dolore cervicale
- migliorare eventuali sintomi neurologici
- ristabilire la stabilità della colonna cervicale
- prevenire ulteriori complicanze nel tempo
Quando eseguito correttamente, l’intervento può consentire al paziente di tornare progressivamente alle normali attività quotidiane.
Come si svolge l’intervento: l’approccio anteriore alla colonna cervicale

Nella maggior parte dei casi la revisione della pseudoartrosi cervicale viene eseguita tramite approccio anteriore al rachide cervicale, una tecnica ampiamente utilizzata nella chirurgia della colonna vertebrale.
Il chirurgo esegue una piccola incisione nella parte anteriore del collo per raggiungere la colonna cervicale attraverso i piani anatomici naturali, evitando di danneggiare strutture importanti come vasi sanguigni, nervi e trachea.
Questo approccio consente di:
- accedere direttamente al disco o al segmento vertebrale interessato
- visualizzare il sito della pseudoartrosi
- rimuovere eventuali dispositivi impiantati durante l’intervento precedente
L’accesso anteriore permette inoltre di preparare in modo accurato le superfici vertebrali e di posizionare i nuovi dispositivi di stabilizzazione.
Rimozione dei materiali precedenti
Uno dei passaggi più importanti della chirurgia di revisione consiste nella rimozione dei materiali impiantati durante l’intervento precedente, quando questi risultano responsabili dell’instabilità o della mancata fusione, per esempio la mancata fusione dopo protesi discale cervicale.
A seconda del caso, il chirurgo può rimuovere:
- protesi discali cervicali
- cage intersomatiche
- placche e viti anteriori
- innesti ossei non consolidati
Dopo la rimozione dei materiali, il sito della pseudoartrosi viene accuratamente preparato. Il chirurgo elimina il tessuto fibroso o sclerotico che si è formato tra le vertebre e prepara le superfici ossee per favorire una nuova fusione.
Questo passaggio è fondamentale perché consente di creare un ambiente biologico favorevole alla formazione di nuovo tessuto osseo.
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Release posteriore dei segmenti vertebrali

In alcune situazioni più complesse, oltre all’approccio anteriore può essere necessario eseguire una release posteriore dei segmenti vertebrali. Questo passaggio chirurgico serve a mobilizzare il segmento cervicale e a liberare eventuali strutture nervose compresse.
La release posteriore può includere procedure come:
- decompressione delle radici nervose
- foraminotomia
- liberazione di aderenze cicatriziali
- mobilizzazione del segmento vertebrale rigido
Questo tipo di manovra consente di ristabilire una corretta mobilità del segmento prima della nuova fusione, creando condizioni più favorevoli per il successo dell’intervento.
Nei casi più complessi può essere eseguita una strategia combinata chiamata approccio a 360°, che integra tecniche anteriori e posteriori per ottenere una stabilizzazione ottimale della colonna cervicale.
L’innesto osseo autologo dalla cresta iliaca
Uno degli elementi chiave per ottenere una fusione stabile è l’utilizzo di un innesto osseo autologo, cioè un frammento di osso prelevato dallo stesso paziente.
Nella chirurgia di revisione della pseudoartrosi cervicale, l’innesto viene spesso prelevato dalla cresta iliaca, una zona del bacino particolarmente ricca di tessuto osseo di qualità.
Questo tipo di innesto è considerato il gold standard nella chirurgia spinale, perché possiede tre caratteristiche fondamentali:
- contiene cellule ossee vitali che favoriscono la rigenerazione
- fornisce fattori di crescita che stimolano la formazione di nuovo osso
- crea una struttura di supporto naturale per la fusione vertebrale
Una volta preparato il sito chirurgico, l’innesto viene posizionato tra le vertebre per stimolare la formazione del ponte osseo che permetterà la fusione definitiva del segmento.
Stabilizzazione con placca cervicale anteriore
Dopo il posizionamento dell’innesto osseo, il chirurgo procede con la stabilizzazione del segmento cervicale utilizzando una placca anteriore fissata alle vertebre tramite viti.
La placca ha il compito di:
- mantenere le vertebre nella posizione corretta
- ridurre i micromovimenti durante la guarigione
- favorire la formazione del ponte osseo
La stabilizzazione immediata garantita dal sistema di placca e viti è fondamentale per consentire al processo di fusione ossea di svilupparsi nelle settimane e nei mesi successivi all’intervento.
Grazie ai moderni sistemi di fissazione cervicale, è possibile ottenere una stabilità elevata del segmento operato, migliorando le probabilità di successo della fusione.
Tempi dell’intervento e recupero post-operatorio

La durata dell’intervento di revisione della pseudoartrosi cervicale può variare in base alla complessità del caso e al numero di livelli vertebrali coinvolti. In generale, la procedura richiede circa 1,5–3 ore per livello trattato.
Dopo l’intervento il paziente rimane in ospedale per alcuni giorni, durante i quali vengono monitorate le condizioni cliniche e la stabilità del segmento operato.
Il percorso post-operatorio prevede generalmente:
- utilizzo di un collare cervicale per alcune settimane
- controlli radiografici periodici
- ripresa graduale delle attività quotidiane
- eventuale fisioterapia mirata
Il processo di fusione ossea richiede tempo e può completarsi nell’arco di 6–12 mesi, durante i quali è importante seguire attentamente le indicazioni dello specialista.
Conclusione
La revisione chirurgica della pseudoartrosi cervicale è una procedura complessa ma spesso necessaria quando la fusione vertebrale non si è consolidata correttamente dopo un primo intervento.
Attraverso la rimozione dei materiali precedenti, la preparazione del sito chirurgico, l’utilizzo di innesto osseo autologo e la stabilizzazione con sistemi di fissazione moderni, è possibile creare le condizioni ideali per ottenere una fusione stabile della colonna cervicale.
Ogni caso richiede una valutazione attenta e personalizzata, basata sulla storia clinica del paziente e sugli esami diagnostici disponibili.
Per ulteriori informazioni o per una valutazione specialistica della colonna vertebrale, è possibile contattare il Dott. Aldo Sinigaglia, specialista in chirurgia della colonna vertebrale.
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